giovedì 12 novembre 2009

Contemporary

Forgetful, Chet Baker.


Domenica. Ore 9.00.
Suona il telefono.
"Andiamo ad Artissima?"
Sbadiglio, "cavolo, sì!"
Guardo fuori, piove.
Ore 9.45 si parcheggia.
Passeggiata sotto la pioggia.
"Figo, non c'è nessuno!!"

Apre alle 12.00. Chiude alle 20.00.

"Fottuti artisti, a giocare ad incularella tutta la notte e si svegliano a mezzogiorno. Tutti drogati!"
Forse, in effetti, sì.

Il pomeriggio ritrovo la verve e ci riprovo, questa volta solo soletto con la mia piccola Canon.

L'arte contemporanea. Capirla? Impossibile. Apprezzarla? Difficile.
Ho preso a girare a random con il precipuo intento di perdermi. Non è stato difficile.

Qualcosa mi ha colpito: un seno si stagliava da una tela bianca, 2005. L'anno delle poppe? Con chi uscivo ai tempi? Fosse stata una tettona me ne ricorderei.


Una strana costruzione realizzata con listerelle di polistirolo. Cosa vi ho visto? La banalità di un'architettura che continua a svilupparsi in verticale offrendo panorami privi di umanità.


La buona vecchia tela lacerata che fa molto contemporaneo che comunque, come direbbe Proietti, "a me mi piace."

Il reportage fotografico di un ragazzo, scusate, un artista, che ha preso due secchi d'acqua in un fiume, ha camminato per non so quanti chilometri per poi svuotarli in un altro fiume. Probabilmente guardava molta MTV. "No sense make sense"?!?!
Ma ho apprezzato.


Un bel pesce.


Un po' di sano nazismo metrosexual.

Un bel disordine geometrico monocromatico.

Una testa al centro del vuoto cosmico. O del tutto?

E quest'ultimo non so cosa nasconda, forse il senso della vita o forse solo un capriccio dell'autore ma non mi stanco di ammirarlo. Sarà per il sedere di donna su cui poggia l'uomo verde con la zampa da struzzo? Forse.

Imagine

Broken wing, Chet Baker


Guardi oltre la finestra, scorgi il sole. Sarà una splendida giornata.

Passeggi per le vie della città in cui vivi, non fai in tempo ad attraversare il ponte della Gran Madre ed i portici di Piazza Vittorio e già un paio teenager ti hanno chiesto se avessi del fumo da vendere. Offesi dal tuo no si sono allontanati maledicendo te e famiglia.

Ti avvicini al banchetto di un giornalaio. Guardi le riviste, ne sfiori qualcuna per poter vedere le prime pagine delle sottostanti. Gli occhi dell’edicolante sono fissi sulle tue mani. Altre quattro persone afferrano e posano riviste, le sfogliano ma i suoi occhi, colmi di sospetto, puntano te. Scelta la rivista che andrà a colmare i vuoti della tua giornata chiedi un biglietto del bus e paghi con un sorriso.

Attendi il 13 ad una fermata di via Po. Sfogli le fresche pagine colorate. Sali sul mezzo, timbri il biglietto.

Il tram parte, ti reggi ad un sostegno. Le altre mani svaniscono. Stanno controllando le tasche e le borse, probabilmente tutti coloro che ti circondano temono di aver dimenticato i propri valori a casa.

Sale un controllore. Ci sono una cinquantina di persone sul mezzo ma punta dritto verso di te. Con il sorriso di chi sa di far centro e di incuterti un timore del diavolo ti fissa negli occhi: “biglietto”. Senti il peso degli occhi della folla, “criminale!” sussurrano silenti. Con tutta calma mostri il tuo tagliando regolarmente obliterato. Quasi ti stesse facendo una concessione dall’alto il controllore ti rende il biglietto, ti lancia un’ultima sfida con gli occhi. Vuoi solo vivere la tua giornata, abbassi lo sguardo e ti richiudi in te stesso perdendoti nella rivista.

Ti avvicini all’uscita e vedi le mani di coloro che prima ti erano forzatamente intorno rilassarsi. Scendi.

Guardi a destra e sinistra. Il semaforo è rosso. Nessun autovettura in arrivo. Una coppia con passeggino accanto a te prende ad attraversare, li imiti qualche passo più addietro. Una lesta motocicletta della Polizia Municipale accorre a riportare l’ordine. Ti fermano e ti chiedono i documenti. Hai attraversato col rosso. Minacciano di multarti. Un manipolo di curiosi attornia la scena del crimine. I documenti sono a posto, fieri dell’umiliazione inferta ti fanno la grazia di lasciarti libero di andare.

Sei uscito di casa da un paio di ore. Il sole è alto in cielo. Sarà una splendida giornata. Per un italiano forse, tu sei marocchino.