venerdì 27 febbraio 2009

Rapsodia

Chet Baker. My ideal

Ho poggiato la testa sul cuscino. Cinque minuti diventati ore.
Salgo una scalinata; alzo lo sguardo e sono in un tempio. Marmo, colonne, raffinati bassorilievi. Scorgo una figura di donna, di fanciulla. Le braccia nude poggiate ad una balconata, il corpo cinto da un drappo purpureo. Mi incanta il colore dei suoi capelli, profumano di incenso. Un girasole stretto nelle mani.
Oh sì Ernest, la campana suona due rintocchi per me. Il silenzio ed il buio danno maggior vigore al pensiero che scorre più veloce ed alza la voce.
Vorrei un Martini con ghiaccio; George Clooney, Danny Ocean. “Ho mentito solo quando ho detto di non essere un ladro, ma adesso non lo faccio più. - Rubare? - Mentire.”

martedì 24 febbraio 2009

Colazione al bar

Chet Baker. Five Brothers

A televisione spenta per informarmi utilizzo internet.
Cosa è cambiato? Seleziono gli argomenti che mi interessano; non perdo tempo facendomi mio malgrado i cazzi dei vip, non risento dei naturali effetti cui portano i continui attacchi xenofobi perpetrati via etere, non dispero se Kaka ha un brufolo.
Il potere di scegliere le informazioni da trasmettere al nostro cervello, sommato alla facoltà di rielaborazione personale, dona libertà oltre alla possibilità di formare nuove prospettive.
Guardare la televisione è come continuare ad andare a scuola. Ci permette di vivere in un ambiente dove le informazioni messe a disposizione sono le medesime per tutti, è rassicurante.
L'omologazione dell'informazione porta però all'omologazione delle idee; l'omologazione delle idee alla morte del dialogo e del contraddittorio.

Ho fatto colazione al bar. Due signore sedute discutevano del Grande Fratello; tre signori al bancone parlavano di Manchester United riponendovi speranze e sogni.
Mentre bevevo la mia spremuta pensavo: ma veramente trovano interessante ciò di cui stanno parlando o sono semplicemente le uniche cose che sanno per certo accomunarli?

giovedì 19 febbraio 2009

Kandinsky

Chet Baker. I should care

Non riuscivo a dormire. Ho passeggiato per la camera, bevuto vodka, ascoltato musica; mi sono steso nel letto e non riuscivo a dormire.
Mi sono sdraiato sul divano ed ho finito un sudoku; mi sono steso nel letto. Non riuscivo a dormire.
Ho preparato una tisana. Riordinato le librerie, gli appunti della dannatissima SSPL e l’armadio. I cd, la cucina ed il bagno. Mi sono sdraiato nel letto.
Ho dormito.
Se gli spazi che ci circondano trovano un nuovo ordine lo trova anche la nostra mente e ci lascia finalmente dormire? Forse.

"Il Kandinsky è dipinto sulle due facce: ordine, disordine, ordine, disordine, non è fantastico?"

mercoledì 18 febbraio 2009

Un giorno a metà

Chet Baker. Unknown tune

Apro gli occhi quando la città intorno a me sta ritornando in ufficio dopo il pranzo.
Iniziare la giornata con sei ore di ritardo, una gara che inizia in salita. Per molte attività ormai è troppo tardi. Non rimane che aprire l’agenda, trovar qualcosa di utile da poter fare per dar un senso a questo martedì sgravando il domani.
Non più di quattro anni fa sarebbe stata normale routine; svegliarsi con i Simpson, numerosi caffè in via verdi, un aperitivo e serata. Oggi un velato senso di colpa mi pervade. E’ anche questo diventare adulti? Mi guardo intorno; credo di sì.

lunedì 16 febbraio 2009

La vita senza sigarette

Chet Baker. Cool Blues

Europei 2008. Italia – Francia 2 a 0.
L’indomani ho smesso di fumare ritrovando energia, voglia di vivere e paura di morire.
Splendido non aver più a che fare con la nicotina! Pervaso da una sensazione di forza, potere e libertà ero certo di non aver in fondo rinunciato a nulla.
Per un paio di mesi non ho sopportato l’odore del tabacco ma, annoverando nell’intima cerchia d’amici fumatori tra i più accaniti, ho imparato a tollerarlo ed a gestire i lievi sintomi d’astinenza che s’accompagnano al fumo passivo.
Qualche mese fa sono uscito con una ragazza; sexy, un po’ pazza, fumatrice. Impossibile. Non tutto ciò che tolleri in un amico sei pronto ad accettarlo in una donna. Non il fumo. Non io.
Un lancio di 40 metri di Andrea Pirlo, un perfetto controllo di Luca Toni e d’incanto ho smesso di fumare e precluso ogni possibile relazione con un quarto della popolazione femminile italiana.

Ne sarà valsa la pena?
Ma soprattutto, Carrie per Aiden aveva smesso?

domenica 15 febbraio 2009

Periferia

Chet Baker. Stella by starlight

Ho visto uno spettacolo per bambini; un’amica sul palco di un piccolo teatro di periferia. Come un bimbo ho riso e giocato con un palloncino.
La morale di Esopo: la perfezione non è di questo mondo; guardando ai nostri difetti ci sarà più facile accettarli nel prossimo.
Spettacoli per bambini, libri per bambini. Ricordi.
Il Piccolo Principe: la pecora nella scatola; il boa che digerisce un elefante. La rosa, la volpe.
“Che cosa vuol dire addomesticare? E’ una cosa da molto dimenticata, significa creare legami”.

Sono entrato in un bar di periferia.
Ho visto persone ammazzare il tempo. Volti scavati. Espressioni e posture volte ad ostentare potere e gioia; i loro sguardi a palesare l’inganno. Una profonda noia; la spasmodica ricerca di un modo per far fluire il tempo. Nessuna ricerca di un senso, un semplice vuoto da riempire. Birra, sigarette, carte, qualche soldo su di un tavolo.
Lavorare sei giorni la settimana per poter così trascorrere il settimo?

Brunch domenicale

Chet Baker. Ray's idea

Apro gli occhi ed intravedo una fresca giornata soleggiata; un ottimo inizio ma dinanzi al frigo ecco presentarsi l’eterno dilemma: latte e cereali o battuta al coltello.
Indosso la casacca da chef nuova di pacca; al cappello lancio uno sguardo. No, non lo disturbo. Tagliere, 350 gr di coscia, coltello. Rimbocco le maniche e inizio l’opera. Un letto di rucola, sminuzzo un paio di acciughe e le amalgamo con un cucchiaino di senape. Sale grosso tritato, un cucchiaio di ottimo olio ligure e un pizzico di pepe.
Siedo in salotto e gusto il mio brunch cercando di ignorare la televisione spenta.
Penso.
A mio nonno. Sicuramente apprezzerebbe un pasto di tal tenore appena sveglio; lo accompagnerebbe con un bel bicchiere di vino rosso.
Alla mia città; voglio visitarla. Un torinese innamorato della sua piccola metropoli che passeggia dedicando la propria attenzione a insignificanti particolari. Interessante o fatalmente noioso? La linea di demarcazione infondo è così sottile.
Al calcio. Ne ho fatto indigestione in questi anni e ne sono nauseato. O forse non ho più nulla da chiedere ad uno sport in cui ho visto l’Italia vincere i Mondiali ed Inzaghi segnare due gol al Liverpool. Ero un tifoso, in fondo lo sono ancora. Come si può smettere di essere tifosi? Cosa ci rende tali?

sabato 14 febbraio 2009

Alla scoperta della vita senza televisione

Chet Baker. Well, you needn't

Non ho bisogno
della televisione.
L’informazione è cronaca, le trasmissioni che si ammantano di divulgare conoscenza non valgono i libri nello zainetto di uno scolaro.
Poltrona politica? Dialoghi tra sordi o monologhi partitici. Qualche perla si può aver la fortuna di pescarla, vero; non per questo compro una muta, una bombola e passo la vita immerso nelle fredde acque oceaniche.
Telefilm e sit-com.
Senza dubbio hanno avuto un ruolo di primo piano nell’integrazione delle minoranze. Se Obama passeggia per la palladiana Stanza Ovale è anche grazie ai Robinson, ai Jefferson e forse a Willy; se l’omosessuale non viene ghettizzato un qualche merito a Will & Grace dovrà pur esser riconosciuto.
I gay ed i neri non li discrimino.
Un velo di razzismo verso gli zingari ma, fintanto che non li faranno protagonisti di una sit-com di successo, non ne avrò bisogno.
“Alla Corte di Alice”, sublime. L’aspra e difficile realtà che devono affrontare un manipolo di avvocati che inseguono un ideale. La7 ore 3.15.

Posso rinunciarvi e dar una regolata al mio orologio biologico.
Film. Visti, rivisti, stravisti. Grazie a Blockbuster, a Emule ed affini ho il potere di scegliere quando trascorrere due ore inerme davanti ad uno schermo.
Intraprendo un viaggio.
Alla scoperta della vita senza televisione.

Incipit

L’ho trovato e perso, lo incontrerò, non esiste, non per me?
Oggi non importa.
Stasera qualcuno darà una bella mano di vernice dorata alla propria
relazione ed uscirà a cena; qualcun altro andrà in caccia di una facile
scopata.
Qualcuno trascorrerà una splendida serata con la persona amata;
qualcuno si sentirà ancor più solo e a strappargli uno strano sorriso sarà il pensiero che alla fin fine tutti moriamo soli.
Non mi sento più solo di ieri; mi sento solo? Lo sono?

Ho sfogliato l’Internazionale.
Andrew Sullivan: gay, cattolico, conservatore, sostenitore di Obama; blogger.
Una manciata di parole: “il jazz e il blog sono generi intimi, improvvisati, individuali, ma anche collettivi. Il pubblico si sente autorizzato a parlarci sopra.”
Non resisto; lascio scorrere le note di Chet Baker.