Chet Baker. Ray's idea
Apro gli occhi ed intravedo una fresca giornata soleggiata; un ottimo inizio ma dinanzi al frigo ecco presentarsi l’eterno dilemma: latte e cereali o battuta al coltello.
Indosso la casacca da chef nuova di pacca; al cappello lancio uno sguardo. No, non lo disturbo. Tagliere, 350 gr di coscia, coltello. Rimbocco le maniche e inizio l’opera. Un letto di rucola, sminuzzo un paio di acciughe e le amalgamo con un cucchiaino di senape. Sale grosso tritato, un cucchiaio di ottimo olio ligure e un pizzico di pepe.
Siedo in salotto e gusto il mio brunch cercando di ignorare la televisione spenta.
Penso.
A mio nonno. Sicuramente apprezzerebbe un pasto di tal tenore appena sveglio; lo accompagnerebbe con un bel bicchiere di vino rosso.
Alla mia città; voglio visitarla. Un torinese innamorato della sua piccola metropoli che passeggia dedicando la propria attenzione a insignificanti particolari. Interessante o fatalmente noioso? La linea di demarcazione infondo è così sottile.
Al calcio. Ne ho fatto indigestione in questi anni e ne sono nauseato. O forse non ho più nulla da chiedere ad uno sport in cui ho visto l’Italia vincere i Mondiali ed Inzaghi segnare due gol al Liverpool. Ero un tifoso, in fondo lo sono ancora. Come si può smettere di essere tifosi? Cosa ci rende tali?
Riciclò di Gioni Cadamuro e Laura Fontanot.
12 anni fa

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