domenica 15 febbraio 2009

Brunch domenicale

Chet Baker. Ray's idea

Apro gli occhi ed intravedo una fresca giornata soleggiata; un ottimo inizio ma dinanzi al frigo ecco presentarsi l’eterno dilemma: latte e cereali o battuta al coltello.
Indosso la casacca da chef nuova di pacca; al cappello lancio uno sguardo. No, non lo disturbo. Tagliere, 350 gr di coscia, coltello. Rimbocco le maniche e inizio l’opera. Un letto di rucola, sminuzzo un paio di acciughe e le amalgamo con un cucchiaino di senape. Sale grosso tritato, un cucchiaio di ottimo olio ligure e un pizzico di pepe.
Siedo in salotto e gusto il mio brunch cercando di ignorare la televisione spenta.
Penso.
A mio nonno. Sicuramente apprezzerebbe un pasto di tal tenore appena sveglio; lo accompagnerebbe con un bel bicchiere di vino rosso.
Alla mia città; voglio visitarla. Un torinese innamorato della sua piccola metropoli che passeggia dedicando la propria attenzione a insignificanti particolari. Interessante o fatalmente noioso? La linea di demarcazione infondo è così sottile.
Al calcio. Ne ho fatto indigestione in questi anni e ne sono nauseato. O forse non ho più nulla da chiedere ad uno sport in cui ho visto l’Italia vincere i Mondiali ed Inzaghi segnare due gol al Liverpool. Ero un tifoso, in fondo lo sono ancora. Come si può smettere di essere tifosi? Cosa ci rende tali?

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