Chet Baker. Well, you needn't
Non ho bisogno della televisione.
L’informazione è cronaca, le trasmissioni che si ammantano di divulgare conoscenza non valgono i libri nello zainetto di uno scolaro.
Poltrona politica? Dialoghi tra sordi o monologhi partitici. Qualche perla si può aver la fortuna di pescarla, vero; non per questo compro una muta, una bombola e passo la vita immerso nelle fredde acque oceaniche.
Telefilm e sit-com.
Senza dubbio hanno avuto un ruolo di primo piano nell’integrazione delle minoranze. Se Obama passeggia per la palladiana Stanza Ovale è anche grazie ai Robinson, ai Jefferson e forse a Willy; se l’omosessuale non viene ghettizzato un qualche merito a Will & Grace dovrà pur esser riconosciuto.
I gay ed i neri non li discrimino.
Un velo di razzismo verso gli zingari ma, fintanto che non li faranno protagonisti di una sit-com di successo, non ne avrò bisogno.
“Alla Corte di Alice”, sublime. L’aspra e difficile realtà che devono affrontare un manipolo di avvocati che inseguono un ideale. La7 ore 3.15.
Posso rinunciarvi e dar una regolata al mio orologio biologico.
Film. Visti, rivisti, stravisti. Grazie a Blockbuster, a Emule ed affini ho il potere di scegliere quando trascorrere due ore inerme davanti ad uno schermo.
Intraprendo un viaggio.
Alla scoperta della vita senza televisione.
Riciclò di Gioni Cadamuro e Laura Fontanot.
12 anni fa

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